Ritratto di spalle di Sara, testimonianza CanMedTicino

Sara: «Mi ha ridato praticamente un po’ di serenità»

Testimonianza riscritta per il sito web CanMedTicino

Percorso primi sintomi a quattordici anni, diagnosi arrivata verso i trenta
Diagnosi malattia autoimmune, conseguenze di interventi chirurgici, disturbi articolari e della colonna

«Mi ha ridato praticamente un po’ di serenità.»

I primi sintomi a quattordici anni, una diagnosi arrivata soltanto intorno ai trenta. Poi gli interventi, le difficoltà quotidiane e la paura di mangiare. Sara racconta il posto che la cannabis medicinale ha trovato nel suo percorso di cura e le difficoltà affrontate per accedervi. Oggi, dopo aver ottenuto il rimborso dell’olio prescritto, racconta un nuovo capitolo della sua storia.

Mangiare dovrebbe essere un gesto naturale. Per Sara, a un certo punto, è diventato qualcosa da temere.

Dopo un delicato intervento chirurgico, andare di corpo era diventato fonte di sofferenza. Alle difficoltà fisiche si era aggiunta l’incontinenza, con tutto il peso emotivo che può portare nella vita di una persona. Così anche il cibo aveva cominciato a fare paura: mangiare meno significava cercare di limitare ciò che sarebbe successo dopo.

Nel corso di un anno, racconta, ha perso trenta chili.

È in questo periodo difficile che la cannabis medicinale è entrata nel suo percorso terapeutico. Nella sua testimonianza, il beneficio più concreto riguarda proprio la possibilità di riuscire a mangiare e di ritrovare un po’ di serenità.

«Per me è stato un grandissimo aiuto.»

Gli anni senza una risposta

I primi sintomi erano comparsi durante l’adolescenza, intorno ai quattordici anni. La diagnosi è arrivata soltanto verso i trenta. Nel mezzo, molti anni trascorsi senza sapere da cosa dipendesse quello che stava vivendo.

Sara convive con una malattia autoimmune, alla quale si sono aggiunte altre problematiche di salute e le conseguenze degli interventi chirurgici. Nel tempo ha affrontato numerose cure, anche con antidolorifici potenti, e riferisce esperienze difficili con alcuni farmaci.

Le terapie fanno ancora parte della sua quotidianità. Su questo tiene a essere chiara: la cannabis medicinale si è aggiunta alle altre cure.

«Non è che mi curo solo con quello, purtroppo.»

Una precisazione che restituisce la complessità della sua storia. La malattia continua a richiedere attenzione e trattamenti diversi. All’interno di questo percorso, Sara ha trovato un aiuto che per lei conta.

Arrivare alla prescrizione

Sara conosceva già la cannabis e seguiva con interesse gli articoli sul suo impiego terapeutico. Quando ha saputo della possibilità di riceverla su prescrizione, si è informata per trovare un medico al quale rivolgersi.

Descrive questa ricerca come un passaggio tutt’altro che scontato. Nella sua esperienza, conoscere l’esistenza di un’opzione terapeutica e riuscire a parlarne con un professionista sono stati passi che ha dovuto compiere di propria iniziativa.

L’avvio della terapia è stato vissuto positivamente. Per lei aveva valore anche sapere di accedere a un prodotto attraverso un percorso medico e farmaceutico, con maggiori garanzie sulla qualità.

Il momento in cui anche mangiare diventa difficile

Quando ha iniziato la terapia, circa un anno prima dell’intervista, Sara aveva già affrontato un intervento delicato nella zona anorettale. Un secondo intervento era seguito nell’arco di sei mesi.

Ricorda quel periodo come particolarmente pesante. Le conseguenze dell’operazione, l’incontinenza e la paura legata all’evacuazione avevano cambiato il suo rapporto con il cibo e inciso sul suo equilibrio emotivo.

In quel contesto, racconta che la cannabis medicinale l’ha aiutata a mangiare e ad attenuare l’ansia. Alla domanda su che cosa le abbia restituito, la risposta arriva con parole semplici:

«Mi ha ridato praticamente un po’ di serenità.»

Per comprendere il valore di queste parole bisogna tornare alla sua quotidianità: alla preoccupazione che accompagnava un pasto, alle difficoltà dopo gli interventi, alla fatica di convivere con un corpo che richiede continue attenzioni. È dentro questa realtà che Sara colloca il beneficio della terapia.

Le difficoltà del rimborso

Alla sofferenza si è aggiunta, per un periodo, l’incertezza economica. Secondo il suo racconto, le prime forniture erano state coperte dalla cassa malati attraverso la farmacia. Successivamente, il rimborso era stato interrotto e Sara aveva dovuto sostenere personalmente la spesa.

Il suo percorso era passato da una prescrizione di olio a una di fiori, con un intervallo di alcuni mesi senza terapia. Ricorda quel periodo con disagio: quando un trattamento porta un beneficio nella vita quotidiana, l’incertezza sulla possibilità di continuarlo diventa un’ulteriore preoccupazione.

Oggi Sara può raccontare anche ciò che sta cambiando

Dopo aver letto la propria storia, Sara ci ha scritto di nuovo. Si è riconosciuta in quelle parole, ma ha voluto aggiungere un capitolo importante: nel frattempo, qualcosa è cambiato.

A giugno ha finalmente ottenuto il rimborso della cassa malati per l’olio di THC al 5%. Dopo le difficoltà economiche e l’incertezza vissute in precedenza, ha potuto tornare a questa formulazione con la copertura dei costi.

Il passaggio ha richiesto un nuovo adattamento. Nel frattempo si era abituata a un’altra modalità di assunzione e riprendere l’olio ha significato trovare nuovamente il dosaggio adatto alle proprie esigenze. Nel suo aggiornamento racconta di utilizzarlo regolarmente da circa tre mesi, nell’ambito della terapia prescritta.

Oggi descrive il beneficio partendo dalle cose che riesce a fare.

«Con la cannabis riesco più o meno a fare tutto quello che devo fare quotidianamente.»

Quel «più o meno» custodisce il senso della sua esperienza. La malattia continua a esserci, così come le giornate difficili. Eppure Sara racconta di riuscire ad affrontare meglio gli impegni quotidiani, di sentirsi più tranquilla, meno sopraffatta dall’irrequietezza e dal malessere. E di mangiare più volentieri: un cambiamento particolarmente prezioso per chi ha conosciuto la paura. Anche questo fa parte della sua storia e del sollievo che sta vivendo.

Sara continua a convivere con diversi problemi di salute, tra cui disturbi articolari e della colonna, conseguenze di un intervento di bypass gastrico e difficoltà psicologiche. Il suo percorso comprende più trattamenti, ciascuno con un proprio ruolo. È lei stessa a volerlo precisare: la cannabis non risolve tutto e non sostituisce le altre cure.

Nel suo racconto, la terapia biologica sta aiutando sul fronte della malattia autoimmune, mentre alla cannabis attribuisce un sostegno nella gestione del dolore, nell’alimentazione e nella serenità quotidiana. Questi miglioramenti trovano posto nella stessa vita, quella di una persona che cerca di stare meglio nella complessità della propria condizione.

Poter pensare anche alla propria giornata

Sara sente ancora il peso dello stigma. Le difficoltà con le prescrizioni, i dosaggi e la disponibilità della terapia possono riaccendere la preoccupazione anche quando le cose cominciano ad andare meglio.

Eppure, nel suo nuovo messaggio, trova spazio anche ciò che sta recuperando: la possibilità di mangiare con maggiore piacere, di svolgere le proprie attività, di sentirsi più tranquilla.

Per CanMedTicino è importante raccontare anche questo cambiamento. Dare voce ai pazienti significa accompagnare il racconto quando emergono ostacoli e quando arriva una risposta attesa. Il rimborso ottenuto da Sara merita di essere riconosciuto, insieme ai progressi resi possibili dal suo percorso di cura.

Dopo tanta attenzione obbligata ai sintomi e alle terapie, poter dedicare un po’ più di attenzione alla propria giornata ha un valore enorme. È questo che Sara vuole farci comprendere quando scrive:

«La cannabis mi aiuta a vivere, a mangiare, a gestire meglio il dolore e a ritrovare un po’ di serenità. Se questo è chiedere tanto…»

La sua domanda rimane aperta a chi legge. Il desiderio che la accompagna è semplice: poter continuare a stare meglio e vivere con maggiore serenità ciò che ogni giorno la aspetta.

Perché raccontiamo questa storia

Questa storia è tratta da una testimonianza diretta raccolta da CanMedTicino, rielaborata dalla trascrizione dell’intervista e dal successivo aggiornamento della paziente. Il testo è stato riorganizzato in forma narrativa per la pubblicazione online, mantenendo il senso e i passaggi essenziali del racconto. I benefici descritti si riferiscono all’esperienza personale di Sara. La raccogliamo per dare voce ai pazienti, contrastare lo stigma e chiedere criteri più chiari, più umani e più uniformi nell’accesso alle terapie prescritte. Ascolto. Ordine. Protezione.

Sara è un nome di fantasia: il nome reale è noto alla redazione di CanMedTicino.

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